IL TERRITORIO
Nel cuore dell’Italia, dove gli Appennini si aprono verso il mare Adriatico, le Marche rivelano un paesaggio che cambia improvvisamente: la costa si innalza in una scogliera bianca che diventa Monte Conero, avvolto dalla vegetazione mediterranea di lecci, querce, pini, mirti e corbezzoli. Intorno al monte, più verso Ovest, si estendono le colline che accolgono i nostri vigneti.
Coltiviamo circa 15 ettari tra due territori che raccontano la ricchezza delle Marche. La maggior parte delle nostre vigne si trova nell’area del Conero, nelle zone di produzione DOCG Conero e DOC Conero, dove suoli calcarei e argillosi e la brezza del mare permettono al Montepulciano di esprimere il suo carattere più autentico. A Montecarotto, nell’area del Verdicchio dei Castelli di Jesi, coltiviamo invece il nostro Verdicchio, radicato in terreni sabbiosi e argillosi.

Il territorio
TERROIR
La roccia calcarea, le sabbie arenarie e l’argilla che si mescolano nella terra intorno al Monte sono all’origine del carattere speciale dei vini del Conero.
Questo mix unico si trova in una stretta striscia di terra che si stende tra i paesi di Numana, Sirolo, Castelfidardo, Osimo, Camerano, Ancona fino ad Offagna, dove sono i nostri vigneti.
Il clima della zona è mediamente temperato. In inverno ci sono brevi nevicate che portano al riposo le piante di vite. I venti di mare ne mitigano il rigore, e rinfrescano le notti d’estate, contribuendo a mantenere una buona freschezza e acidità dei vini.
Le piogge cadono soprattutto in inverno e all’inizio della primavera, l’argilla nei terreni fa da riserva d’acqua per le vigne e la cede durante l’estate.


Il territorio
IL PAESE
Incastonato tra le campagne vicino al mare si trova Offagna, un piccolo borgo medievale che si erge tra le colline marchigiane come una gemma intatta nel tempo. Le sue mura antiche e la Rocca, che domina il paesaggio, raccontano una storia secolare, mentre tutto intorno le colline si aprono in distese morbide, coperte da filari di vite che seguono con naturalezza l’andamento del terreno.
Qui natura e storia convivono in equilibrio: il clima mite, i terreni ricchi di minerali e l’esposizione delle vigne offrono condizioni ideali per la coltivazione dell’uva. Ma è soprattutto l’atmosfera del luogo a renderlo unico, un paesaggio che invita alla lentezza e all’ascolto, dove ogni dettaglio sembra contribuire alla qualità e al carattere dei vini che vi nascono.
La vite si coltiva in questa zona da più di 5000 anni.
E’ così tanto tempo che la mano, il piede e la zappa dell’uomo plasmano questa terra dolce e aspra, generosa ed esigente al tempo stesso. Gli scrittori e scienziati di Roma antica, Plinio il Giovane e Columella, già scrivevano della bontà del vino rosso della zona del Conero. Tanto tempo è passato da allora, e la mano e l’arte degli agricoltori hanno continuato ad affinare la coltivazione della vite, cercando nei suoi frutti e nel suo succo una delle gioie della vita.
Il Territorio
LA VIGNA
Poco sotto il colle di Offagna si trova la collina di Grigiano, circa 250 slm, ripida e verde coperta di vigne, olivi, grano e girasoli. Circondata da una cornice di alberi di olmo, querce e siepi di biancospino, rosa canina e more. Qui sono i nostri vigneti, composti da piante di vite della varietà Montepulciano, da sempre presenti nel nostro territorio e piantate a rittocchino. Vigne antiche di varietà autoctona per vini che esprimono il carattere del Terroir del Conero. I 5 ettari delle vigne più vecchie, piantate nel 1971, vengono potate secondo il tradizionale doppio cordone, 2.200 piante a ettaro con una bassa resa di circa 30 quintali per ha. I restanti 10 ettari di Montepulciano sono potati a guyot e cordone speronato e hanno più di 20 anni. Il piccolo vigneto di uva Verdicchio si trova a Nord-Ovest, nel Comune di Montecarotto a 400 slm. Vigna di 25 anni su terreno di argille e sabbia.




Le foglie sono ormai cadute, della vite rimangono solo i rami spogli, larghi tentacoli rivolti al cielo. Gli animali non hanno più da nascondersi e le Poiane se ne approfittano: se ne stanno appollaiate sui pali di legno in capo ai filari cercando una facile preda.
Dopo che la neve si è sciolta, si iniziano la potatura e la stralciatura per eliminare i vecchi rami. Viene controllata singolarmente pianta per pianta. Nei vigneti giovani, allevati a cordone speronato, si lasciano poche gemme sul legno vecchio. Si stralcia la parte superiore e la si getta a terra, poi verrà trinciata. Un lavoro meticoloso e preciso, che impegna centinaia di ore ad ettaro, da gennaio a marzo. Poi arriva il momento di piantare il sovescio, un metodo di concimazione naturale. Fiorirà in primavera rifornendo la vigna di azoto.
In fine avviene, sempre a mano, la legatura per fissare nella giusta posizione i rami che andranno a produzione sui fili di banchina. Una stagione importante dove, nonostante il riposo vegetativo delle viti, si lavora per le stagioni future.
Con il primo calore della primavera la vite, potata, sembra lacrimare: si risveglia, ripulisce tutti i suoi vasi, dalle radici alle punte, come in un pianto rigeneratore.
Spuntano le prime gemme lungo i cordoni. Piccole, verdi e rosa, crescono, in poco tempo diventano foglie, si allungano, sono rami, si moltiplicano, finché tra le pieghe si possono vedere piccoli e teneri grappoli, che diventeranno rossi e succosi più avanti.
Aprile, maggio, la pianta di vite corre e cresce velocemente. Bastano piogge lievi e il tepore del sole primaverile a far crescere i rami di diversi centimetri al giorno. Il filare si infoltisce, diventa un fitto bosco e anche le foglie maturano un colore verde intenso. Si cerca di seguire le piante al loro ritmo. Alla fioritura delle leguminose del sovescio, metodo di concimazione naturale, queste ultime rilasciano l’azoto dalle proprie radici nel terreno. È già tempo di selezionare le piante: inizia la spollonatura, vengono tagliati i getti inferiori e viene operata una pulizia meccanica della parte inferiore dei filari e si trincia anche il sovescio. Generalmente da aprile iniziano i trattamenti per proteggere le foglie e grappoli dalla Peronospora e Oidio.
È già tempo di selezionare le piante: inizia la palizzatura. Vengono selezionati i rami fertili, si levano le gemme doppie e i rami che si sono biforcati. Più tardi si leveranno i grappoli gemelli per garantire che la circolazione della linfa sia sempre equilibrata e che le uve possano maturarsi al punto giusto.
Quando i vigneti sono già verdi, mentre in terra sbocciano i fiori bianchi del trifoglio, quelli rossi della sulla, le margherite e la camomilla, anche la vite fa la sua discreta fioritura: i grappoletti si vestono di piccoli petali bianchi, che presto voleranno via.
È arrivato il caldo, le piantagioni di grano sono ormai distese dorate.
Noi in vigna cambiamo l’orario di lavoro: iniziamo all’alba fino al pranzo, poi si fa troppo caldo: si cimano le punte dei rami, gli apici fogliari. La linfa, che finora ha cresciuto folte e ampie foglie verdi, in estate si riversa copiosamente sui grappoli. I chicchi dell’uva prendono colore: è l’invaiatura. Questo è il momento di riequilibrare le quantità di uva: si tagliano i grappoli in eccesso e quelli meno forti, si valuta la quantità giusta di uva che in autunno si andrà a vendemmiare. Perché poca uva per pianta darà una migliore maturazione e una maggiore qualità e concentrazione di elementi nei chicchi d’uva.
Settembre. Le prime piogge danno un poco di respiro alla terra crepata dal sole e lavano le uve. Si arriva al momento più atteso dell’anno: la vendemmia. Ogni settimana si girano i filari per controllare i grappoli, orami quasi tutti scuri. Si raccolgono campioni di uva e si valuta la maturazione: bisogna individuare il momento migliore per iniziare la vendemmia. Intanto, si preparano i carri, si lavano le casse per la raccolta dei grappoli, si istruisce il personale che si occuperà della raccolta rigorosamente a mano. Si preparano i tini, si controllano i trattori e le attrezzature della cantina. In questo periodo le uve maturano rapidamente: le gradazioni zuccherine e la maturazione fenolica aumentano di un quarto di grado di zucchero al giorno.
Finalmente, a ottobre, si comincia: l’uva è matura, e, con un po’ di fortuna, un sole tiepido accompagna le nostre giornate. Si lavora giorno dopo giorno incessantemente seguendo il ritmo dettato del sole. Le uve vengono portate in cantina e selezionate una a una.
La ripuntatura chiude questo momento di collaborazione e gioia, la terra viene mossa e si attende che di nuovo il ciclo cominci.



